PROJECT 07

Grafiche dell’Artiere Calendarbook
a MODA loro
Curated by Peter Weiermair, Design by Ice&Ghiaccio K-Lab NY

“Da qualche anno il calendario di Grafiche dell’Artiere lavora in modo mirato sulla fotografia,
nella consapevolezza che nessun mezzo espressivo dell’arte visiva contemporanea apre tante e tali
possibilità sociali, estetiche, stilistiche, formali e sperimentali come la produzione analogica e digitale di immagini. Nei primi tre anni il tema prescelto è stato quello classico della natura morta:
un motivo che favoriva al meglio il gioco delle associazioni fra la dimensione semantica dei mesi e delle stagioni e il soggetto osservato dall’occhio dell’artista. Celebri fotografi hanno acconsentito alla ristampa delle proprie immagini entro cornici raffinate, con ogni tipo di carta e tecnica di stampa: un vero banco di prova per Grafiche dell’Artiere.
Quest’anno cambiano il tema e l’aspetto, ma anche le dimensioni: non più una, ma due immagini per ciascun artista internazionale, una scelta tesa a chiarirne meglio l’opera. Il calendario si trasforma così in una pubblicazione per collezionisti e cultori del mezzo fotografico. L’argomento che, a partire da ora, cambierà ogni anno, è la persona vestita, il rapporto dell’individuo con l’idea di protezione-esposizione, con la funzione simbolicamente dimostrativa della moda.
I fotografi di moda hanno ben presto abbandonato il ristretto capo della loro funzione e, anche all’interno della nostra selezione, troviamo una serie di giovani artisti che si allontanano dalle tipiche situazioni di committenza e, nei loro lavori, ripropongono i linguaggi tradizionali in chiave ironica. Fondono generi diversi, giocano con l’estetica del cinema (A. Prager), dell’erotismo (Luigi e Luca), del ritratto (Helen van Meene), della pubblicità (A. Gayton, Matthias Herrmann), dell’arte performativa (M. Greber, S. Cohen), restituendo un’immagine ironica della società e della sua finta mondanità (B. Niedermair, A. Smith).
L’artista scopre inoltre aspetti della moda mai documentati in precedenza (vedere Nicolas Henderson). Non di rado gli artisti legati alla performance sono anche gli attori delle proprie opere, in primo luogo l’”ultimo dandy” Luigi Ontani, ma anche Matthias Herrmann, che gioca con il feticcio, o il duo M. Greber/Steven Cohen, che trasformano se stessi in un’opera d’arte vivente, motivati dalla precisa volontà di infrangere i tabù, oltre che da una provocatoria corporeità .
Brigitte Niedermair accompagna la sua Mae West bolzanina attraverso orge kitsch, in una mondanità ‘da incubo’, mentre l’artista di origine uruguayana Gustavo Ten Hoever celebra la bellezza del ritratto, un tema presente anche nel lirismo vivo di Helen van Meene. Gli artisti si interessano al linguaggio dei film (e dell’immagine filmica): così, ad esempio, Alex Prager, che ha studiato la lezione di Hitchcock, oppure Anthony Hayton, con le sue foto di gruppo in stile anni Quaranta e Cinquanta, che trasudano sotterraneo erotismo, un tema presente in tutta la fotografia di moda, e che spesso si spinge ai limiti del consentito.Anche in questo calendario si è tentato di collocare i vari contributi in corrispondenza dei mesi pertinenti e rilevanti: fra i panneggi in seta di Ontani, confezionati dalla sorella Tullia, e le anime assetate di Parisotto, troviamo gli abiti primaverili di Helen van Meene, le scene balneari di Anthony Gayton, che evocano la Nuova Oggettività, le vanitas novembrine di Marianne Greber e le immagini di una Hollywood europea firmate Madame Hirsch”

 

Peter Weiermair

 

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